Vicenda Piedigrotta, Comune pronto ad accettare i 2 milioni di euro "offerti" dall'ex sindaco Nicotra. Callipo: «Ma il suo è solo un bluff»

«L’ex sindaco Nicotra vuole comprare la Chiesetta di Piedigrotta per 2 milioni di euro? Benissimo, formalizzi la proposta e il Comune accetterà la sua offerta. In questo modo recupereremo il milione di euro che siamo stati costretti a versare alla sua famiglia e avremo nuove risorse per rimediare ai danni che ha fatto quando guidava la città».
Il sindaco di Pizzo Gianluca Callipo decide di vedere le carte che Fernando Nicotra ha messo sul tavolo quando ha dichiarato pubblicamente che è pronto a pagare per rientrare in possesso del notissimo luogo di culto calabrese scavato nella roccia calcarea, che sorge su un terreno appartenuto in passato alla famiglia dell’ex sindaco, la quale recentemente ha incassato dal Comune la somma di 950mila euro, al termine di un lungo contenzioso giudiziario. Somma che però la famiglia Nicotra ha ritenuto insufficiente, promuovendo ricorso in Cassazione nel tentativo di incrementare l’entità del risarcimento già fruito.
«Nicotra ha detto in un’intervista che per tornare in possesso della Chiesetta “è disposto a versare il doppio di quanto il Comune ha pagato”. A conti fatti si tratta dunque di quasi 2 milioni di euro, che al Comune farebbero molto comodo - continua Callipo -. Gli diamo l’occasione per dimostrare senza ombra di dubbio la sua serietà, formalizzando la proposta e protocollandola in Comune. La valuteremo con grande interesse e già da ora esprimo il mio pieno assenso, tanto più che Piedigrotta, considerata una delle massime espressioni dell’arte popolare del sud Itala, è un bene culturale tutelato dalla Sovrintendenza. Purtroppo sono certo che Nicotra non abbia alcuna intenzione di restituire neppure un euro di quanto ha già incassato, figuriamoci di raddoppiare l’importo. Se davvero avesse voluto fare qualcosa di tanto nobile per la sua città, sarebbe bastato risolvere bonariamente il contenzioso giudiziario con il Comune, rinunciando al rimborso di 950mila euro che invece abbiamo dovuto versargli. Somma che comunque non ha soddisfatto le aspettative di Nicotra, che ha promosso ricorso in Cassazione, dimostrando nei fatti l’esatto contrario di quanto afferma soltanto a parole».
Insomma, Callipo è convinto che quello dell’ex sindaco sia solo un bluff, nel tentativo di recuperare credibilità agli occhi della città che in passato ha guidato.
«La verità - continua Callipo - è che la vicenda della Chiesetta di Piedigrotta ha rappresentato una delle tante cambiali lasciate in eredità dall'Amministrazione guidata da Nicotra, affiancato dall'allora vice sindaco Holmo Marino, che oggi è consigliere di minoranza. Una storia con molte ombre».
L'inizio della vicenda risale ai primi Anni '80, quando la famiglia Balotta, cioè quella della madre dell’ex sindaco, decise di donare al Comune di Pizzo i terreni dove sorge la notissima chiesetta interamente scavata nella roccia viva. L'Ente, però, non si attivò tempestivamente per perfezionare la donazione con un rogito notarile. A distanza di tempo, perdurando il silenzio da parte del Comune, la famiglia Balotta cambiò idea e chiese di ritornare nella piena disponibilità dei beni immobili in questione.
Nel 2002, quindi, venne avviato un contenzioso giudiziario dinnanzi al Tar, che terminò nel 2008 (in carica allora c’era proprio Nicotra) con la sentenza che condannò Palazzo San Giorgio a risarcire i proprietari, riconoscendo contestualmente il passaggio di proprietà del bene in virtù dei numerosi investimenti pubblici fatti nel corso degli anni per consentire la fruizione della Chiesetta, da sempre una delle principali mete religiose e turistiche della Calabria. Con la sentenza di condanna, il Tribunale amministrativo non stabilì però la somma da pagare a titolo di risarcimento, rimettendo la questione a un successivo accordo tra le parti, che però non venne raggiunto. La questione fu dunque risolta dalla Corte d'appello di Catanzaro, che nominò un consulente tecnico d'ufficio (Ctu), il quale stabilì l'entità del risarcimento in circa 2 milioni di euro. Infine, con l’elezione di Callipo a sindaco nel 2012, il Comune ha chiesto una nuova perizia, riuscendo a ottenere una valutazione più che dimezzata del risarcimento, che è stato fissato in 950mila euro, poi liquidati recentemente a favore della famiglia di Nicotra.
«Ciò che stride maggiormente con le dichiarazioni dell’ex sindaco - conclude Callipo - è l'immobilismo con cui il Comune rispose alla sentenza di condanna del 2008. Nicotra e Marino, che allora erano rispettivamente sindaco e vice sindaco, non si attivarono per ricorrere in appello, nonostante le sollecitazioni che venivano in questo senso dagli uffici comunali competenti e dagli avvocati che avevano assistito l'Ente in giudizio. Se non fosse stato per noi, che abbiamo chiesto e ottenuto una nuova perizia, il Comune avrebbe dovuto sborsare il doppio. È ovvio dedurre che a Nicotra e Marino andasse bene così, con buona pace delle ragioni della città che amministravano».

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