Chi già dona il 5 per mille alle associazioni continui a farlo ma gli altri aiutino il Comune ad operare nell'interesse dei cittadini

Su Mettiamoci al lavoro, il gruppo attivo su Facebook che raccoglie suggerimenti e stimola il confronto sull’attività dell’Amministrazione comunale di Pizzo, è stata sollevata qualche perplessità sull’opportunità che si invitino i cittadini a destinare il 5 per mille dell’Irpef ai servizi sociali del Comune
Comprendo chi afferma che questo contributo dovrebbe essere riservato alle associazioni e al volontariato, realtà senza le quali questo Paese sarebbe molto più invivibile di quanto non sia già. Allo stesso modo apprezzo l’onestà intellettuale di chi se la prende con la normativa in vigore e non con i Comuni che beneficiano di quella stessa regola.
Ma come sindaco ho il dovere di sfruttare tutte le possibilità di finanziamento a disposizione, soprattutto in considerazione della disastrosa situazione delle casse comunali. Tanto più che nelle intenzioni il mio appello non era rivolto a chi già dona il 5 per mille alle associazioni, ma a quei contribuenti che non esprimo una scelta in sede di dichiarazione dei redditi, lasciando che questa piccola percentuale dell’Irpef vada allo Stato.
Forse in pochissimi, me compreso prima che mi insediassi alla guida dell’Amministrazione di Pizzo, si rendono conto di quanto sia difficile, in queste condizioni, assicurare i servizi essenziali che vanno comunque garantiti. Ma a mio parere non c’è nessun fine associativo, nessun obiettivo culturale, per quanto nobile e alto possa essere, che sia più importante, ad esempio, della mensa scolastica, dello scuolabus, del diritto allo studio, dell’assistenza ai disabili.
Il Legislatore italiano, che per decenni ha sperperato e ignorato le priorità, sta ora raschiando il fondo del barile, e sul fondo ci siamo noi cittadini e amministratori onesti. 
La legge che consente ai Comuni di fruire del 5 per mille dell’Irpef, però, rischia di innescare oggi una guerra tra poveri: non consentiamo che ciò accada! Sosteniamoci a vicenda e non guardiamo il dito (il 5 per mille) ma la luna, cioè un sistema che mortifica le autonomie locali e toglie loro la possibilità concreta di agire per la collettività.
Ognuno faccia ciò che può, sollecitando, se lo ritiene opportuno, donazioni e sostegno economico, ma non rinfacciamoci a vicenda l’applicazione di una norma che esiste e che, per questo, non lascia alternative a chi ritiene che la legge vada comunque sempre rispettata.
Dal canto mio, in qualità di sindaco di Pizzo, non mancherò di assicurare il massimo sostegno, anche economico se sarà possibile, alle associazioni napitine, che rappresentano la linfa vitale di questa città.

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